Poetica - Vocenova

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P0ETICA DELLA BOSSA NOVA

 
La Bossa Nova è un complesso fenomeno transculturale che tra la fine degli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Sessanta ha rivoluzionato la Música Popular Brasileira fino ad esercitare un enorme impatto – a tutt’oggi vivissimo – anche sui più vari repertori della canzone d’autore nord-americana ed europea.
 
Il contesto storico e le radici culturali della ‘nuova tendenza’ vanno individuati nel Rinascimento economico e culturale che ebbe il Brasile sotto la guida del presidente Juscelino Kubitschek de Oliveira. In quegli anni per i giovani brasiliani la Bossa Nova non rappresentò semplicemente  un genere musicale, bensì uno stile di vita, un modo nuovo e più ottimistico di concepire la vita e di amare il proprio paese.

 
I fondamenti teorico-estetici e linguistici della poetica sono da ricercare invece nell’influenza esercitata dai cantautori-poeti della “Rive Gauche” (La “riva sinistra” della Senna è quella dei quartieri intellettuali, artistici e bohémien,  storicamente al centro della vita letteraria, universitaria ed artistica di Parigi per la presenza dell'università della Sorbona, del quartiere latino e di Montparnasse), da Charles Trenet ai “tre grandi”: Léo Ferré, Georges Brassens e Jacques Brel.
I testi [As letras], lontani dagli intellettualismi, non si addentrano nei  temi sociali e politici ma raccontano storie quotidiane, e con saudade descrivono luoghi e sentimenti.
Per questa sua forma intimista la Bossa Nova spesso è stata considerata la musica ricca, colta sia nei fruitori che nei compositori, la musica intellettuale,  criticata da alcuni per il fatto di non rappresentare la maggioranza del popolo brasiliano.
Il tempo ha dimostrato l’esatto contrario e la bossa nova è diventata la cifra stilistica che caratterizza il Brasile nel mondo. Inoltre, paradossalmente, la Bossa, è considerata anche la responsabile della nascita della musica di protesta degli anni 60, che hanno denunciato gli eccessi politici del Brasile che portarono al colpo di stato del 1964.

 
Inizialmente, l’incontro della genialità musicale di Antonio Carlos Jobim (Tom) con quella poetica di Vinicius de Moraes creò una magica alchimia, che fu completata dal talento del chitarrista Joao Gilberto che vi apportò la cadenza. Quell’alchimia si chiamava “Bossa Nova” (espressione quasi intraducibile che nel gergo popolare brasiliano vuol dire nuovo pallino, nuova fissazione), straordinaria sintesi tra la tradizione del samba e le delicate armonie del jazz. La coesione tra composizione, testo e interpretazione strumentale alla chitarra testimonia tutta l’originalità creativa che ha permesso a questo genere di scrivere una nuova pagina musicale.
Il primo fulgido esempio di questa fusione fu la canzone “Chega de saudade”, scritta da Jobim nel 1958, con testo di Vinicius De Moraes e portata al successo dall’interpretazione di Joao Gilberto



Questi i primi versi della canzone

 
Vai minha tristeza e diz à ela que
sem ela não pode ser
diz-lhe numa prece
que ela regresse
porque eu não posso mais sofrer.
Chega de saudade
a realidade é que
sem ela não há paz
não há beleza é só tristeza
e a melancolia que não sai de mim
não sai de mim, não sai…”

Vai, mia tristezza, e dille
che senza di lei non posso vivere
Dille con una preghiera di ritornare
perché non posso più soffrire così.
Basta nostalgia,
la verità è che senza di lei
non c’è pace né bellezza, solo tristezza
e malinconia che non mi lascia...”

Chega è solo uno dei tanti capolavori che furono composti da Jobim tra il 1945 e il 1973, la maggior parte dei quali con testo di Vinicius De Moraes e portati al successo da Joao Gilberto. Citiamo tra i tanti Corcovado, Desafinado, Samba de uma nota só, Meditação,  O amor em paz, Insensatez,  Este seu olhar, Garota de Ipanema…

Chega de saudade ha il merito di porre l’accento sulla parola chiave della poetica della bossa nova, e perché no, di tutta la musica brasiliana: Saudade
Normalmente viene tradotta in italiano con “malinconia”, ma è una traduzione per approssimazione. La saudade è un sentimento che esprime un sottile tormento dell’animo, lo stesso che i neri d’America hanno espresso col Blues e i napoletani con Pucundria (si veda la canzone di Pino Daniele contenuta nell’album “Nero a metà”). Tre popoli geograficamente distanti che condividono un modo di sentire e lo  esprimono magnificamente in musica !

A proposito del rapporto Bossa Nova – Italia, è opportuno rammentare  che la canzone Estate” (titolo originale “Odio l’estate”), composta e incisa nel 1960 dall’italiano Bruno Martino,  ha avuto il privilegio di essere incisa e cantata in italiano da Joao Gilberto.  Per la bellezza della sua armonia è entrata di prepotenza nel repertorio classico della Bossa Nova.
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